Dante Regazzoni header

Dante Paolo Regazzoni

[...] Gli anni settanta, per l’esattezza nel 1976, vedono partecipare Regazzoni alla I Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco di Cremona, a dimostrazione, ancora una volta, di una piccola predilezione vi partecipa con due viole e un violino. Dello stesso anno sono due splendidi strumenti: una viola del 1976 ed un violino sull’etichetta di questo strumento si legge alunno di G. e L. Bisiach.
I dettagli della costruzione mostrano una lavorazione meno istintiva, un intaglio e una scultura meno di getto più ricercata. Le punte della viola con i filetti presentano un equilibrio stilistico che ricordano la viola del 1959, la concezione dei due strumenti è la medesima, anche il piazzamento ed il modello dei fori di risonanza costituiscono un tratto comune. La vernice sia della viola che del violino è stesa con maestria ed il colore caldo presenta un’adeguata profondità. Il violino, a differenza della viola, presenta una maggiore saturazione della preparazione delle essenze lignee ben visibile nel fondo dello strumento, dove viene esaltata la bella marezzatura. Nell’anno della partecipazione alla prima Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco Regazzoni mostra piena maturità e il raggiungimento di un equilibrio nelle forme e nelle soluzioni stilistiche. Il lavoro ha una forte identità, gli strumenti costruiti sono frutto della rielaborazione degli insegnamenti, dei modelli e delle forme che soprattutto i Bisiach gli hanno messo a disposizione.

Gli strumenti degli anni ottanta mostrano i ripetuti tentativi nella campo della sperimentazione delle vernici, uno dei sintomi di quella malattia per la liuteria che rese appassionante la vita di Dante Regazzoni.
Continuò a ricercare la buona vernice, la vernice migliore, mai appagato dei risultati raggiunti. Di questi anni troviamo due violoncelli, fra gli unici tre costruiti: uno del 1985 ed uno dell’anno successivo. Nella corrispondenza, come abbiamo visto, con i fratelli Bisiach, in una lettera del novembre 1961 troviamo traccia dei modelli per la costruzione del violoncello che Regazzoni avrebbe richiesto ai liutai milanesi.
Anche in questi strumenti troviamo i segni della grande liuteria italiana del novecento. L’impronta è la stessa che dalla bottega di Leandro Bisiach,attraverso i figli, Andrea, Carlo, Giacomo e Leandro, e ai numerosi allievi ha caratterizzato e rilanciato la liuteria italiana nel novecento.
Dante Regazzoni, da Cortenova Valsassina, ha lavorato in silenzio creando strumenti che a pieno titolo sono testimoni di questa grande tradizione.

Fausto Cacciatori
Liutaio restauratore
Conservatore e membro del Comitato Scientifico del Museo del Violino di Cremona

Documento tratto da "Il Liutaio Dante Regazzoni" Ed. Cremona Books 2008